“Il filo che ti unisce” è la storia del percorso che ogni anima intraprende nel doloroso ed enigmatico scoprirsi.
All’autrice è sempre piaciuto pensare che tutto ciò che vive e pulsa sia il frutto di un lento e progressivo processo evolutivo: proprio come le nebulose divengono stelle e il seme diviene albero, la persona è destinata a diventare sé, raggiunge il culmine del proprio essere, ciò che nel profondo è.
A volte si ha come l’impressione di essere solo un’insignificante parte di un tutto molto più vasto, un mero residuo del grande cosmo che ci avvolge al suo interno, il che ci fa sentire totalmente vittime della nostra passività esistenziale, privi di scopi, di reali potenzialità e di possibilità di scelta.
E se fosse proprio questo il punto?
Se l’effettivo essere parte integrante della grandezza cosmica ci rendesse così immensamente ed infinitamente capaci di trasformare la nostra realtà, di cambiare totalmente stile di vita, di scoprire ciò che amiamo fare, di comprendere ciò che fa per noi, di riflettere sui desideri che nutriamo fin da bambini, di allontanarci da tutto ciò che ci disorienta e ci fa sentire spenti, di non sprecare nemmeno un secondo del limitato tempo di cui disponiamo?
Se non fossimo solo un confuso e disgiunto aggregarsi di desideri, ricordi, sensazioni e pensieri, bensì esseri capaci di realizzare la propria individuale condizione del “tutto” universale?
Se fosse realmente così?